Milano

Ve lo confesso: avevo iniziato a scrivere questo intervento in tutt'altra maniera. Avevo aperto con una noiosissima disquisizione grammaticale sulle frasi nominali (faccio un riassunto: sono le frasi senza predicati) ma ho deciso che non sarebbe stato molto divertente.
Comunque: ieri Milano. Era questa la frase nominale con cui avevo inaugurato il post. Ieri Milano. Per i più ottusi - spero che non ce ne siano di così ottusi! - significa che ieri sono stato a Milano, a trovare Arianna e Franco.
Butto giù le mie impressioni, eh, senza un ordine preciso.

Uno. Dà una certa soddisfazione lasciare Lucca per un po'. Sembra di andare verso il mondo urbanizzato, peregrinare verso l'Occidente, la New York italiana. Io ci vivo, e so che si tratta di una città (anche troppo) normale, eppure Lucca mi ha sempre dato l'idea che un confronto tra lei e Milano non avrebbe senso. I milanesi neanche sanno che esiste, secondo me.
Quando (o se) un milanese pensa a Lucca, gli nasce dentro un particolarissimo senso di pietà. E' la stessa sensazione che suscita la visione di un cane bastonato, o l'ascolto di una favola di papà Castoro: compassione, pura e semplice compassione.

Due. La moda, la moda, la moda. La moda nella capitale della Moda. Finalmente, dopo anni di curiosità, riesco a concludere che la moda nella capitale della moda è... esattamente come in tutti gli altri posti. Ta-daaan: delusione. Mi aspettavo di vedere tutti gli uomini in giacca e tutte le donne col taill.. tallie.. taull... tall.. beh, col vestito lungo. Mi aspettavo di posare la mia sporca e out scarpetta da ginnastica e vederla trasformarsi in un mocassino (e per fortuna è rimasta una scarpa da ginnastica). Mi aspettavo di vedere almeno uno di quei vestiti complicatissimi e stranissimi che si vedono alle sfilate, e sinceramente mi aspettavo anche di vedere sfilare le persone. Cavolo: nella capitale della moda, devono essere tutti modelli! Altrimenti che capitale della moda è?!

Tre. Chi mi conosce sa che io adoro le librerie più di quanto i musulmani adorino Allah. Più di quanto i buddhisti adorino Buddha. Più di quanto mia cugina adori le Winx e più di quanto mia sorella adori trascinarsi sul pavimento come se non fosse capace di sollevare i piedi (una cosa davvero irritante, giuro). Le librerie sono come il canto di un usignolo, come gli albicocchi in primavera, come il profumo del primo mattino, come... okay, basta così. E a Milano sono entrato nella libreria più grande che abbia mai visto. Sarà stata tre o quattro volte la Edison, forse cinque volte! E' stato come mangiare un barattolo di Nutella tutto insieme. E' stato come entrare nella caverna piena di tesori di Aladdin (solo che poi i tesori non si distruggevano al solo tocco). E' stato... è stato... meeeeeraviglioso! E ho anche comprato un librino piccolo piccolo, le Fiabe di Beda il Bardo. E mi stava venendo un attacco depressivo quando mi hanno costretto ad uscire.

Alla prossima!

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