Disamina meticolosa delle sigle dei Pokemon


Se ripenso a qualche anno fa, mi viene un pochino di nostalgia. È per questo che scrivo spesso riguardo alle icone del passato: non perché la mia generazione non abbia altri miti (Benedetta Parodi ne è la prova vivente) ma perché pensare ai Novanta e ai Duemila, un pochino, mi commuove.

Nel 2000 io ero, se non sbaglio, in quinta elementare. Lele e Alice si erano appena dichiarati amore eterno all'aeroporto, ma un nuovo mondo stava nascendo: quello dei Pokémon. All'inizio non c'erano le carte da gioco, quelle sarebbero venute poi, e anche le litigate tra me e mia sorella che beccava le rare brillanti superpotenti in ogni pacchetto mentre io scartavo per trovare il doppione di quella farfalla pidocchiosa di Venomoth.

Ad ogni modo, ho pensato a quanto ero affezionato al cartone animato dei Pokemon e, un po' perché siamo in periodo Sanremo, un po' perché è effettivamente molto divertente, vorrei fare una disamina, del tutto personale e poco oggettiva, delle sigle.



Tutti abbiamo nel cuore la prima sigla dei Pokemon e il "Gotta catch 'em all" che cantavamo storpiando le parole e sopratutto senza la minima idea di quel che volesse dire. Per ragioni affettive da non sottovalutare è la canzone più famosa, ma artisticamente non è la migliore, intanto perché l'abbiamo ascoltata talmente tante volte che adesso ci esce dalle orecchie (non è poi tanto diversa da un comizio di Beppe Grillo, in questo), ma anche e sopratutto per l'odiosissimo accento milanese di Giorgio Vanni.

Viva i pokemon
Tosti e prorompénti
Tutti differenti
Gotta catch 'em all




La seconda sigla si chiama Oltre i cieli dell'avventura, e se consideriamo il primo verso ("La libertà è un'avventura che non finisce mai") può sembrare l'inno della sezione giovani di Forza Italia, e invece è un componimento musicale molto più commovente di quello che introduceva il primo capitolo.

Dai vieni qua
ad allenarti e divertirti con noi

(Potrebbe essere lo slogan di una palestra per deficienti.)




Finalmente, arriviamo alla terza sigla: Always Pokemon. Non vorrei dire niente a riguardo, ma invece lo farò, perché rappresenta troppe cose per lasciarla così, in balia di giudizi gratuiti e beceri. Succede che Cristina D'Avena si accorge che i Pokemon stanno diventando sempre più importanti nel mondo dei cartoni animati, così decide di mettere le sue zampacce da vecchia babbiona nella sigla e affiancarsi a Giorgio Vanni nel cantarla. Il risultato è, dunque, meraviglioso.
Non che ve ne possa fregare qualcosa, ma questa è la mia sigla dei Pokemon preferita, perché è quella che musicalmente è più nelle mie corde: il sound ha precisi riferimenti alla dance-trance degli anni '90, e per quanto mi riguarda non ha nulla da invidiare a una qualsiasi canzone vincitrice dell'Eurovision Song Contest. Conchita who?

La forza della volontà ti porta dove va la tua curiosità
muovendoti con agilità




L'atmosfera si fa più buia nel mondo di quel lobotomizzato di Ash Ketchum. "Lobotomizzato" è la mia parola preferita di questo mese, lo dico perché potrei usarla in maniera totalmente avulsa dal contesto. I protagonisti della serie crescono, si fanno adulti, Misty probabilmente ha il suo primo ciclo, Cristina D'Avena ha avuto l'ultimo da un pezzo, e tutto questo si riflette sulla sigla. Tutto, eccetto l'agognato sangue di Cristina, che comunque continua a dilaniarci con la sua vocina che volevamo restasse confinata in Kiss Me Licia e tutte quelle altre robe sdolcinate e fracassacoglioni lì, perché i Pokemon sono roba da duri. Il secondo duetto con Giorgio Vanni si arricchisce di pseudo-cori da stadio che noi intoniamo più che volentieri: è The Johto Champions League.

C'è un sole che risplende allegro all'orizzonte
Di fronte a te e sale in alto sopra il monte




Cosa arriva dopo la Lega dei Campioni di Johto? Ma The Master Quest, naturalmente. Da qui in poi non ho più seguito lo sviluppo della serie e pertanto non riuscirò a fare i miei soliti brillanti collegamenti con le vicende di trama interne al cartone. Comunque, si registra un pesante uso dell'inglese ("Don't stop the future", che avrebbe potuto benissimo uscire dall'ufficio stampa di Renzi), che deriva probabilmente dalla gita a Londra di Giorgio Vanni e al suo perpetuo volersi adattare al linguaggio dei ragazzini; da notare anche la strizzatina d'occhio al pubblico di YuGiOh ("You must play the game").

Il futuro è qua e ti aspetta sempre un po' più in là

(...EH?!)



La sigla di Pokemon Advanced non mi è mai piaciuta. C'è troppo inglese e troppo pseudo rock, neanche David Bowie osava tanto.

Io ricomincio da qui navigando nel mondo che scorgo laggiù
Giri e rigiri così sempre più vagabondo ma con Pikachu




I continui riferimenti alla guerra e alla violenza mascherati da incitamenti al non mollare sono il motivo principale per cui ho sempre creduto che Battle Advanced fosse stata scritta a quattro mani da Bossi e Bush. Bushi, quindi. O Boshi. Vabbè. Comunque è una vera motivational song, tanto che la eleggo la mia seconda preferita dopo Always Pokemon. Dopo questa sigla i miei cuginetti, che eleggo come scusa ufficiale per il mio amore per le canzoni dei cartoni animati, non mi hanno più chiesto di scaricarne altre, forse perché hanno scoperto Emule, oppure perché magari si sono appassionati di altro, tipo i Gormiti. Spero non Breaking Bad.

Solo un pokemon vero
ha un cuore sincero
perciò sarà fiero 
di averti con sé





Non ho mai tratto grandi insegnamenti dai Pokemon, oltre al fatto che gli accenti acuti se li dimenticano tutti e che Psyduck è il più sottovalutato di tutti mai poi spacca i culi.
Questo post vuole essere una specie di ringraziamento. Le persone che crescevano mentre crescevo io sanno queste canzoni. E, qui lo dico e qui lo nego, non mi sono mai sgolato tanto quanto ai concerti di Cristina D'Avena e Giorgio Vanni.



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